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Allevamento di api regine

Figura 7 Figura 8 Figura 92

L’allevamento di api regine è sicuramente la pratica più importante per un apicoltore che si rispetti. Di norma, esistono vari kit disponibili sul mercato e si rivelano utili quando si ha poco tempo, ma non sono sempre molto efficaci.

Esistono varie pratiche per produrre api regine, tecniche tramandate di generazione in generazione che si differenziano sostanzialmente per il numero di api regine creabili e il periodo in cui esse possono essere prodotte.

Noi vi presenteremo la tecnica migliore per la produzione di api regine in gran quantità, il metodo del traslarvo.

Occorrente

1. Telaino portastecche o telaino modificato per alloggiare stecche porta-cupolini. I cupolini possono essere di plastica o di cera, reperibili commercialmente o fatti in casa e andranno montati su stecche (circa una dozzina di cupolini per stecca) a loro volta inserite in un telaino.

2. Coglilarva. È’ lo strumento per effettuare il traslarvo, raccogliendo una larva e depositandola sul fondo del cupolino. Ve ne sono di diversi tipi e fogge: in metallo, in plastica, pennelli extra sottili, soluzioni artigianali ricavate a partire da piume d’oca, o il coglilarva “cinese”. La scelta di un modello piuttosto che un altro è sicuramente dettata dalla facilità/efficacia con cui lo si utilizza, quindi il suggerimento è provare, se possibile, più modelli.

3. Favo contenente larve di covata femminile tra le 12/24 ore e i 3 giorni di età, calcolata a partire dalla loro schiusura dalle uova deposte dalla regina madre della colonia di interesse. Se questo favo ha già contenuto covata e presenta il tipico colore scuro, risulterà più facile individuare la larva “grande” circa un mm.

4. Nutrizione zuccherina (o miele diluito)da somministrare alla colonia che avremo usato per produrre le celle reali.

Come si procede

La tecnica qui descritta può essere messa in pratica a partire dal momento in cui si osservano i primi fuchi negli alveari (propri o altrui), che garantiscono la possibilità che la regina, una volta nata, si fecondi. È possibile produrre regine durante tutto il periodo di attività della colonia.

Figura 10 Figura 11 Figura 12 Figura 13

Abbiamo due possibilità: orfanizziamo un alveare secondo le modalità viste in precedenza, oppure formiamo un nucleo orfano in un’arnietta di polistirolo. Nel primo caso, dovremo togliere la regina da un alveare molto popolato, ma con diversi telaini di covata prossima allo sfarfallamento e buona quantità di scorte. Rimuovendo la regina, già dopo qualche ora la colonia reagirà allevandone una nuova. Proprio questa è la situazione che sfrutteremo.

Se optiamo per la seconda soluzione, metteremo tre favi di covata nascente e due colmi di polline e miele, con un’abbondante apporto extra di api giovani (nutrici, scosse da telai di covata aperta). Il giorno dopo la formazione, il nucleo sarà pronto per ricevere le stecche con innestate le larve. Prepareremo la stecca con 12/14 cupolini e in cui avremo posto una goccia di pappa reale diluita con un poco di acqua tiepida. Non abbiamo gelatina reale a disposizione? Niente paura, anche una goccia di acqua o di nettare può fare al nostro caso: queste sostanze hanno la sola funzione di impedire la disidratazione della larva, ma sarà compito delle api nutrici provvedere alla loro nutrizione. Qualora si utilizzasse il coglilarve cinese questo passaggio non è necessario, perché con la larva viene colta automaticamente anche la vischiosa gelatina larvale.

Dall’alveare da cui vogliamo allevare le regine, estrarremo quindi un favo con molta covata fresca. Spazzoleremo delicatamente via le api e procederemo al traslarvo. Utilizzando il coglilarve, scegliendo quello più idoneo alla nostra manualità, preleveremo alcune larve possibilmente di 24h (quelle più piccole) e le trasferiremo (operazione di innesto), una a una, sul fondo dei cupolini montati sulle stecche. Le larve appariranno a forma di C e sarà nostra cura coglierle dalla parte posteriore e posarle delicatamente nei cupolini. Completata la stecca, la infileremo nella parte superiore del telaino, dotato anche di un piccolo nutritore, che dovrà essere riempito con sciroppo al 50% di zucchero o miele diluito. Infine il telaino portastecche, contenente le 12/14 larve e lo sciroppo, verrà posizionato al centro dell’alveare precedentemente reso orfano.

Dopo cinque giorni dal primo traslarvo, sposteremo la stecca con le celle opercolate nella parte inferiore del telaino e inseriremo un’altra stecca innestata, come già fatto in precedenza, contenente a sua volta 12/14 larve giovani.

Setto o otto giorni dopo il primo traslarvo visiteremo l’alveare per eliminare tutte le celle reali suppletive nel frattempo costruite. Questa operazione andrà fatta con molta cura in quanto una regina, nata da una cella reale dimenticata, ucciderebbe tutte quelle in corso di allevamento.

Se questa operazione ci mette ansia, e temiamo di non essere in grado di identificare tutte le celle “di emergenza”, possiamo proteggere le celle reali, una volta opercolate, con l’uso di appositi “bigodini proteggicella”. Questo impedirà alle eventuali api regine, che nasceranno prima delle altre, di distruggere le celle reali. Le regine vergini che schiuderanno, confinate nei bigodini verranno comunque nutrite restando vitali per diversi giorni.

Figura 14

Tra il decimo e l’undicesimo giorno dopo il primo traslarvo, con le regine prossime allo sfarfallamento, procederemo all’inserimento delle celle nei nuclei appositamente preparati il giorno prima. Prima del loro utilizzo potremo osservare le celle reali opercolate controluce per valutare la presenza e la vitalità della regina vergine contenuta. È un’operazione che va fatta in modo rapido e delicato, senza staccare i cupolini dalla stecca e senza danneggiare le altre celle (risultato del secondo traslarvo).

Per esempio, se gli innesti sono fatti il 1 maggio, l’11 maggio vanno tolte le celle (il giorno dopo dovrebbero nascere).

Con un allevamento di questo tipo, potremo ottenere (con gli innesti di una settimana) una ventina di regine. Avremo inoltre imparato una tecnica che ci permetterà di costruirci un nostro ceppo che potremo ulteriormente migliorare nel corso degli anni.

Se il primo innesto, malauguratamente, non andasse a buon fine, non dobbiamo scoraggiarci: la manualità si acquista poco alla volta. L’importante è fare pratica e far tesoro degli errori.

fonte: www.mieliditalia.it

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